Nel 2025 la spesa pubblicitaria nei contenuti creator negli USA ha raggiunto i 37 miliardi di dollari e per il 2026 il trend continua a spingere verso nuove modalità di collaborazione e misurazione dei risultati.
Secondo l’Interactive Advertising Bureau (IAB), la spesa pubblicitaria dedicata all’economia dei creator negli Stati Uniti ha toccato i 37 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita del 26 % anno su anno e un ritmo di espansione circa 4 volte superiore rispetto al resto dell’industria media tradizionale. Questo dato evidenzia che quello dei creator non è più un fenomeno di nicchia o sperimentale, ma una componente strutturale dei piani media di brand e agenzie. Quasi metà degli inserzionisti (48 %) considera ormai i creator come un canale “must-buy”. L’investimento non è più un semplice esperimento, ma riflette la consapevolezza che i creator aiutano a raggiungere audience difficili da intercettare con formati tradizionali.
Perché i brand spostano budget verso i creator
Diversi fattori spiegano questa accelerazione.
- Distribuzione e fiducia: i creator hanno reti consolidate di follower che si fidano delle loro opinioni; ciò rende ogni contenuto più credibile rispetto ai messaggi brand-centrici.
- Connessione culturale: i contenuti dei creator raggiungono facilmente generazioni come i Gen Z, che evitano i tradizionali annunci pubblicitari.
- Performance lungo l’intero funnel: le collaborazioni non servono solo alla brand awareness, ma anche a generare vendite e a costruire un processo di fidelizzazione.
Retail, beni di consumo e altri settori enterprise stanno guidando questi investimenti: il retail, per esempio, ha pianificato circa 12,3 miliardi di dollari di spesa creator nel 2025, con un incremento del 38 % rispetto all’anno precedente.
Dal singolo post alla strategia “always-on”
Un’altra tendenza chiara è lo spostamento dalle campagne una tantum verso programmi creator continui e integrati. Invece di trattare ogni collaborazione come un singolo post sponsorizzato, molte aziende stanno costruendo relazioni consolidate con creator attraverso contratti a lungo termine e partnership strategiche, che consentono una narrativa più coerente e risultati più stabili nel tempo. Questa evoluzione riflette un nuovo modo di pensare alla creator economy: non più come una serie di “spot promozionali”, ma come un elemento centrale della strategia media complessiva, integrabile con paid media, UGC (contenuti generati dagli utenti) e performance marketing.
Mid-tier e micro creator: il nuovo equilibrio tra reach e autenticità
Non sono solo i grandi nomi a beneficiare degli investimenti. I dati mostrano che i creator di medio livello (50.000–500.000 follower) sono tra i più richiesti dai marketer perché offrono un equilibrio virtuoso fra visibilità e coinvolgimento reale. Parallelamente, anche micro e nano creator (con comunità più piccole ma altamente ingaggiate) stanno diventando leve strategiche all’interno dei mix delle campagne, grazie a engagement più elevati e costi più efficienti. Questo porta i brand a diversificare i portafogli creator per coprire nicchie specifiche e amplificare messaggi in modo più autentico.
Il ruolo crescente dell’AI e della tecnologia
Se la relazione tra brand e creator è al centro della nuova economia pubblicitaria, la tecnologia è l’acceleratore dietro le quinte. Oltre a migliorare l’efficienza operativa, le tecnologie basate sull’intelligenza artificiale vengono utilizzate per scoprire creator ideali, automazione di campagne, editing dei contenuti e A/B testing. L’adozione dell’AI non sostituisce i creator ma potenzia la capacità dei team marketing di ottimizzare, scalare e misurare le collaborazioni, riducendo tempi e costi.
Guardando al 2026: evoluzione e nuovi confini
Le previsioni per il 2026 mostrano una continuità nel trend di crescita, con la spesa per influencer marketing globale attesa attorno ai 39 miliardi di dollari e una maggiore enfasi su formati come social commerce, live shopping e contenuti video long-form.
Inoltre, trend emergenti indicano che:
- Partnership durature diventeranno la norma, con creator integrati nelle fasi strategiche di prodotto e storytelling.
- La misurazione avanzata (come Earned Media Value e metriche AI-driven) guiderà la definizione degli investimenti per performance reali.
- La diversificazione delle piattaforme porterà i brand a esplorare contenuti su podcast, newsletter, e-commerce integrato oltre ai canali social consolidati.
- Infine, la tendenza a combinare creator marketing e customer experience diretta – come community proprietarie, eventi live e programmi fedeltà – segnala una trasformazione profonda: i creator diventano non solo messaggeri, ma partner di crescita strategica.
Rischi e sfide da affrontare
Nonostante il forte slancio, il settore presenta alcune criticità da gestire:
- Fragilità delle metriche di ROI: misurare il reale impatto di campagne creator può essere complesso senza standard condivisi.
- Ecosistema frammentato: diversi modelli di collaborazione, tool e metriche rendono difficile la scalabilità e la comparabilità delle performance.
- Equilibrio tra autenticità e commercializzazione: mantenere contenuti genuini per il pubblico pur inserendo messaggi promozionali resta una sfida culturale e creativa.
Conclusione
La creator economy non è più una moda del marketing digitale: è diventata un canale strutturale di investimento per le aziende che vogliono restare rilevanti e connettersi con audience complesse e refrattarie alla pubblicità tradizionale. Con 37 miliardi di dollari spesi solo negli Stati Uniti nel 2025 e un’adozione sempre più integrata nei piani media, il futuro del marketing passa per creator, tecnologia e collaborazioni sempre più profonde. Per i brand che sapranno interpretare questa evoluzione con visione strategica, la creator economy offrirà opportunità di engagement e performance difficili da replicare con altri strumenti.