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L’epoca dei creator: 30 miliardi da YouTube, ma tanti rischi

Realizzare contenuti per il web è un’attività che può permettere di guadagnare cifre notevoli, in alcuni casi. Senza sapere, però, per quanto si potrà proseguire e a quali condizioni: quale sarà il destino dei creator?

Chi sono i creator? Persone che, letteralmente, creano contenuti per il web. Personaggi noti o comunque con un buon seguito che realizzano video o podcast, meno frequentemente contenuti testuali, capaci di diventare virali e di generare introiti in alcuni casi anche molto elevati. Tuttavia, per quanto allettante, questa nuova professione, se così possiamo chiamarla, rischia di risultare piuttosto estemporanea e di essere soggetta alle rapide fluttuazioni della rete.

L’incredibile cifra pagata da YouTube ai creator

I social media stanno investendo risorse considerevoli per finanziare i creator. Primo tra tutti YouTube, che ha speso ben 30 miliardi di dollari negli ultimi tre anni tra pubblicità, merchandising e altre funzionalità. YouTube ha iniziato a dividere gli introiti degli annunci pubblicitari con i creator nel 2007, dando vita a un sistema agile ma scarsamente regolamentato, esploso quando gli inserzionisti hanno boicottato la piattaforma a causa di video inappropriati. Nel 2018, il servizio ha drasticamente ridotto il numero di canali a pagamento, che oggi, però, stanno tornando a crescere esponenzialmente. Facebook, TikTok, Spotify e gli altri rivali di YouTube cercano di attrarre i creator con proposte invitanti, ma finora nessuno si è avvicinato al livello del leader di mercato.

L’avanzata di Spotify: 150 dollari al mese per i podcast statunitensi

Spotify, in aperta battaglia con Apple, ha lanciato nuove opportunità di monetizzazione per i creator di podcast. Ora gli autori possono addebitare costi variabili, che partono dai 49 centesimi e raggiungono i 150 dollari (anche se è difficile immaginare che un ascoltatore sia disposto a pagare così tanto). Inoltre, i creator che utilizzano gli abbonamenti ai podcast Spotify potranno scaricare un elenco di indirizzi e-mail dei loro abbonati per interagire e offrire vantaggi aggiuntivi. Sempre per tenere testa ad Apple, che propone al momento condizioni meno convenienti per i creator, fino al 2023 i partecipanti al programma di abbonamento ai podcast di Spotify otterranno il 100% delle entrate . In seguito, Spotify implementerà una commissione del 5% sui ricavi degli abbonamenti.

OnlyFans e il dietrofront sui contenuti erotici

OnlyFans è un social che, come tutti gli altri, consente di pubblicare contenuti originali. Con la differenza sostanziale che non ci sono divieti nella pubblicazione di video e immagini hard e di nudo. I creator che scelgono questa strada chiedono ai propri follower di sottoscrivere un abbonamento per accedere ai loro contenuti, guadagnando così cifre che nei casi più eclatanti hanno raggiunto vette clamorose: la modella ed influencer Bella Thorne ha guadagnato 1 milione di dollari in sole 24 ore, mandando in crash il programma.

Sennonché, spinta da Visa, Mastercard e dalle banche che gestiscono i pagamenti, trasferendo i soldi degli abbonamenti da Onlyfans ai creator, oltre che da alcune inchieste giornalistiche che ne hanno messo in luce alcuni aspetti problematici e poco etici, OnlyFans ha espresso la volontà di bloccare la pubblicazione di contenuti con riferimenti sessuali troppo espliciti. Notizia che ha scatenato il panico tra i creator, tanto che la piattaforma ha presto fatto dietrofront. Resta da capire come si evolverà la situazione; certo è che un simile contesto non può costituire una fonte di guadagno costante e sicura per i creator.

Medium, Twitch, YouPorn e i rischi per i creator

Le piattaforme per pubblicare contenuti a pagamento si moltiplicano. Medium, creata nel 2012 dal cofondatore di Twitter, Evan Williams, è stata tra le prime. Punto d’incontro per i blogger, permette di pubblicare e leggere gratuitamente, ma anche di sottoscrivere un abbonamento per accedere a contenuti speciali. Parte di questi introiti vengono ceduti dalla piattaforma agli autori che così guadagnano postando i propri contenuti. Twitch, il social del momento, lavora moltissimo con i creator grazie al suo programma partner,  pensato per chi si dedica con una certa costanza e impegno allo streaming trasmettendo una grande varietà di contenuti, tra giochi, musica, talk show e qualsiasi altro argomento.

Infine, anche YouPorn permette di caricare contenuti home made a pagamento. Il rischio per chi si decida di dedicarsi a tempo pieno all’attività di creator risiede nella totale mancanza di certezze: queste piattaforme non appartengono ai creator, e i proprietari possono decidere in ogni momento di bannarli, com’è accaduto alle star di Twitch Amouranth e Indiefoxx, di togliere loro la pubblicità o di cambiare le regole come stava per fare OnlyFans.